martedì 25 febbraio 2020

SEMPRE INDIETRO SULLA TABELLA DI MARCIA

continuazione del 23 febbraio

Dunque, eravamo rimasti al museo di Banksy e, a riguardo, ci sarebbe molto da dire.
Nonostante sia un museo piccino, è stracolmo di dettagli e testimonianze interessantissime che vanno da video-di ex soldati israeliani a oggetti personali di palestinesi costretti ad abbandonare le loro case con un preavviso di 30 minuti al massimo.

Provocazione all'interno del museo: cosa prenderesti in cinque minuti di tempo prima che la tua casa venga distrutta da un bulldozer?
In una valigia reperto di qualche famiglia palestinese si nota qualche foto e la chiave di casa, spiccano poi alcuni semi (forse nella speranza di poter ancora coltivare qualcosa in futuro). 

In Palestina, tra l'altro, la chiave è un simbolo molto importante. L'abbiamo visto anche arrivando a Jerico. A riguardo ci hanno spiegato che la chiave simboleggia la speranza per molti palestinesi di poter tornare alle loro case, attualmente sotto occupazione israeliana.

Dopo un video molto ironico sulla storia del conflitto arabo-israeliano, mi colpisce molto uno spezzone dal documentario Five Broken Cameras, documentario codiretto dal regista palestinese Emad Burnat e dal regista israeliano Guy Davidi. Emad racconta la penetrazione israeliana nel suo villaggio, Bil'in, e procede a documentare la guerra, nonostante attacchi e raid distruggano cinque videocamere.

Dopo questo video struggente si entra in una stanza dove suona costantemente un telefono. Si viene invitati a rispondere, dall'altra parte della cornetta una voce registrata vi annuncia che dovete lasciare la vostra casa tra cinque minuti.

Poi in altre stanze scopriamo altre storie assurde: per esempio, durante il conflitto (se non sbaglio a fine anni '90) era vietato per legge esibire pubblicamente la bandiera palestinese (rossa, nera, bianca e verde); un giorno un signore contestò pacificamente la cosa camminando per strada con tre cocomeri in testa e sgranocchiandone qualche fetta ogni tanto. Risultato? Trattenuto in caserma per un bel po' di ore.
E così, come questa, anzi peggio, tantissime altre insensatezze che fanno davvero arrabbiare.

Comunque, ad oggi, per come ci hanno detto in tanti, tra i palestinesi vige molta rassegnazione. So solo che, ogni tanto, vicino al muro, qualcuno lancia un po' di pietre e, in risposta, dalle torrette di controllo piovono fumogeni e proiettili di gomma. Questo perlomeno per quanto riguarda Betlemme, ma penso che, ormai, ci sia molta stanchezza.
 
Alla fine della mostra di Banksy, abbiamo visitato un'altra mostra ricca di quadri e sculture di arte contemporanea.


Quelle che seguono, invece, sono un paio di statue/oggetti della sala d'ingresso (anche da sala da tè).



2 commenti:

  1. Poco male essere indietro rispetto alla tabella di marcia, penso sia il tempo necessario per rielaborare le emozioni rendendone così partecipi gli altri... Brava Anna Chiara. Aspetto I tuoi aggiornamenti. Giusy

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  2. Straordinario Banski e coraggioso, la comunicazione muta dei 2 pesci nelle bocce di vetro è un'immagine potente

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“Questa è la vera difficortà di la doppia morti, la morti cchiù amara, la morti cchiù disgraziata, che non è moriri senza sapiri di moriri,...